Ritardo nella diagnosi di tumore: quando l’ospedale è responsabile e quanto spetta di risarcimento

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Avv. Raffaele Petrucci – Avv. Francesco Gabriele.

Il ritardo nella diagnosi di tumore: quando l’ospedale è responsabile e quanto spetta di risarcimento è una delle questioni più rilevanti nell’ambito della responsabilità sanitaria. In molti casi, infatti, una diagnosi tardiva può incidere in modo determinante sulle possibilità di cura del paziente, riducendo le probabilità di guarigione o determinando un aggravamento della patologia. La legge italiana prevede precise regole per stabilire quando un ritardo diagnostico integra un caso di malasanità e quando il paziente ha diritto ad ottenere un risarcimento dei danni subiti.

La materia è disciplinata principalmente dalla Legge n. 24/2017 (Legge Gelli-Bianco), che ha riformato la responsabilità medica, stabilendo un sistema di responsabilità differenziata tra struttura sanitaria e professionista sanitario e fissando criteri specifici per l’accertamento della colpa e del nesso causale.

Ritardo nella diagnosi di tumore: quando l’ospedale è responsabile e quanto spetta di risarcimento

Il ritardo nella diagnosi di tumore: quando l’ospedale è responsabile e quanto spetta di risarcimento si configura quando il personale sanitario non ha adottato le condotte diagnostiche che, secondo la scienza medica e le linee guida, sarebbero state necessarie per individuare tempestivamente la malattia.

In particolare, la responsabilità può emergere quando:
• non vengono prescritti accertamenti diagnostici necessari (ad esempio TAC, risonanza o biopsie);
• gli esami eseguiti vengono interpretati in modo negligente;
• vi è un ritardo ingiustificato nell’esecuzione degli esami;
• il paziente non viene adeguatamente indirizzato verso approfondimenti specialistici.

Secondo la normativa vigente, la struttura sanitaria risponde a titolo contrattuale ai sensi dell’art. 1218 c.c., mentre il medico risponde generalmente a titolo extracontrattuale ai sensi dell’art. 2043 c.c., salvo che abbia assunto un rapporto diretto con il paziente.

Ciò significa che, nei confronti dell’ospedale, il paziente deve dimostrare l’esistenza del rapporto sanitario e l’aggravamento della propria condizione, mentre spetta alla struttura provare di aver agito correttamente o che il danno non sia stato causato dalla propria condotta.

Come si accerta il danno nel ritardo nella diagnosi di tumore

Uno degli aspetti più delicati riguarda l’accertamento del nesso causale tra il ritardo diagnostico e il peggioramento della malattia. La giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che il danno risarcibile può consistere non solo nella morte o nell’aggravamento della patologia, ma anche nella cosiddetta perdita di chance di sopravvivenza o di guarigione.

In altre parole, se la diagnosi tempestiva avrebbe aumentato in modo significativo le probabilità di cura del paziente, il ritardo può comportare responsabilità anche quando non vi è la certezza assoluta che una diagnosi precoce avrebbe evitato l’esito finale.

Per accertare questi aspetti è quasi sempre necessaria una consulenza medico-legale, che valuta:
• lo stadio del tumore al momento in cui avrebbe potuto essere diagnosticato;
• l’evoluzione della malattia nel periodo di ritardo;
• le probabilità di sopravvivenza o di guarigione che sono state compromesse.

Questo accertamento tecnico rappresenta il cuore di ogni causa di responsabilità sanitaria.

Ritardo nella diagnosi di tumore: quando l’ospedale è responsabile e quanto spetta di risarcimento

Quando viene accertata la responsabilità della struttura sanitaria, il paziente – o i suoi familiari – possono ottenere il risarcimento di diverse voci di danno.

Tra le principali troviamo:

Danno biologico, relativo alla compromissione dell’integrità psicofisica della persona.

Danno morale e patrimoniale. Il primo legato alla sofferenza e al turbamento psicologico derivanti dall’aggravamento della malattia. Il secondo che comprende le spese mediche sostenute, la perdita di reddito e i costi assistenziali.

Danno da perdita di chance, riconosciuto quando il ritardo diagnostico ha ridotto le probabilità di sopravvivenza o di guarigione.

La quantificazione avviene generalmente utilizzando le tabelle elaborate dal Tribunale di Milano, oggi adottate come parametro nazionale dalla giurisprudenza.

Gli importi possono variare notevolmente in base alla gravità del caso, all’età del paziente e all’entità del danno subito. Nei casi più gravi, i risarcimenti possono raggiungere cifre molto elevate, specialmente quando il ritardo diagnostico ha inciso in modo significativo sulla prognosi.

Come agire in caso di sospetta malasanità

Chi ritiene di aver subito un danno a causa di un ritardo nella diagnosi di tumore dovrebbe innanzitutto richiedere tutta la documentazione sanitaria, comprese cartelle cliniche, referti diagnostici e prescrizioni mediche.

Successivamente è opportuno sottoporre la documentazione ad una valutazione medico-legale preliminare, che consenta di verificare l’effettiva sussistenza di un errore sanitario e del nesso causale.

Prima di avviare una causa civile, la legge prevede inoltre il ricorso ad un tentativo obbligatorio di conciliazione, che può avvenire attraverso la mediazione civile o mediante un accertamento tecnico preventivo ex art. 696-bis c.p.c.

Questa fase è spesso decisiva, poiché consente di accertare la responsabilità medica e favorire un accordo risarcitorio senza affrontare un lungo processo.

Assistenza legale nei casi di malasanità

I casi di responsabilità sanitaria richiedono competenze specifiche sia sotto il profilo giuridico sia sotto quello medico-legale. Per questo motivo è fondamentale affidarsi a professionisti esperti nella gestione di contenziosi per malasanità.

Se ritieni di aver subito un danno a causa di un ritardo diagnostico o di un errore sanitario, puoi richiedere una valutazione del tuo caso visitando consulenzalegale24.it, dove un team di professionisti potrà analizzare la documentazione medica e verificare la possibilità di ottenere un risarcimento dei danni subiti.

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