TAR Lombardia: Annullato l’ordine di demolizione per l’opera risalente. Il successo di Consulenza Legale 24

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IL Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia (Sede di Milano) si è nuovamente pronunciato su uno dei temi più complessi e dibattuti del diritto amministrativo edilizio: il delicato bilanciamento tra il potere sanzionatorio della Pubblica Amministrazione e l’affidamento legittimo del privato cittadino a fronte del decorso di un considerevole lasso di tempo.
​La pronuncia smentisce l’operato di un Comune dell’hinterland milanese, accogliendo in toto il ricorso patrocinato dai professionisti di Consulenza Legale 24.
​Il caso: l’ordinanza di ripristino dopo oltre trent’anni
​La vicenda trae origine da un provvedimento di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi notificato al proprietario di un immobile a uso residenziale. L’oggetto della contestazione riguardava una parziale difformità planimetrica (la chiusura di una loggia esterna con infissi leggeri, assimilata a veranda) realizzata, secondo le prove documentali prodotte in giudizio, nei primi anni novanta dal dante causa dell’attuale proprietario.
​L’Amministrazione comunale ha avviato il procedimento sanzionatorio contestando l’assenza di idoneo titolo abilitativo e applicando rigidamente la sanzione ripristinatoria ex art. 31 del D.P.R. n. 380/2001 (Testo Unico Edilizia).
​La difesa di Consulenza Legale 24 ha imperniato il ricorso su un vizio di legittimità cardine: il difetto assoluto di motivazione in ordine all’interesse pubblico attuale alla demolizione, considerata l’inerzia trentennale del Comune e la totale buona fede dell’attuale proprietario, estraneo alla materiale esecuzione dell’opera.
​Il quadro giurisprudenziale di riferimento
​Il nodo giuridico centrale risiede nel superamento del principio dell’atto dovuto e vincolato in materia di abusi edilizi, qualora intervengano fattori temporali macroscopici.
​Nell’atto di gravame sono stati richiamati i principi consolidati della giurisprudenza amministrativa:
​Il principio di proporzionalità e affidamento: Sebbene l’illecito edilizio abbia natura di illecito permanente, il decorso di un termine irragionevolmente lungo (nel caso di specie, oltre un trentennio) impone alla P.A. un onere motivazionale rafforzato. Non è sufficiente il mero richiamo al ripristino della legalità violata.
​Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria n. 9/2017: Pur confermando la regola generale secondo cui l’ordine di demolizione non richiede una motivazione specifica sull’interesse pubblico, i giudici di Palazzo Spada hanno fatto salvo il caso in cui il privato dimostri una posizione di affidamento qualificato, derivante da condotte attive della P.A. o da un’inerzia tale da ingenerare una legittima aspettativa di regolarità.
​Il TAR Lombardia ha aderito alla prospettazione difensiva, rilevando come l’Amministrazione non avesse minimamente ponderato l’interesse pubblico concreto alla rimozione dell’opera rispetto al sacrificio imposto al privato, la cui buona fede era comprovata dall’atto di compravendita in cui l’immobile veniva descritto nello stato di fatto e di diritto inalterato.
​Le implicazioni della sentenza
​La decisione del Tribunale milanese fissa un punto fermo a tutela dei proprietari di immobili gravati da storiche irregolarità formali.
​Il principio di diritto: L’azione sanzionatoria in materia edilizia, pur non soggetta a prescrizione, non può tradursi in un esercizio arbitrario e svincolato dai doveri di buona amministrazione e proporzionalità, specialmente quando l’inerzia dell’ente locale ha tollerato la situazione di fatto per generazioni.
​Questo successo dello studio legale Consulenza Legale 24 conferma l’importanza di una rigorosa analisi documentale e di una strategia processuale fondata sulla puntuale ricostruzione cronologica dei fatti, unica via per disinnescare l’automatismo delle sanzioni edilizie della Pubblica Amministrazione.

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